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Treviso 5 ottobre: 3000 in piazza - La disabilità si rende visibile

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Treviso 5 ottobre

3000 IN PIAZZA - LA DISABILITÀ SI RENDE VISIBILE

Quando 200 studenti hanno fatto irruzione in piazza Vittoria con la loro contagiosa allegria e lo striscione “il sociale non si taglia”, abbiamo capito che il nostro appello era stato raccolto e che la manifestazione sarebbe riuscita. Mezz’ora dopo, da una piazza stracolma, è partito il corteo verso piazza dei Signori, il cuore di Treviso.

La travolgente giornata di mobilitazione che ha visto convergere su Treviso delegazioni di persone con disabilità da tutte le province del Veneto, porta con se questo fatto nuovo e rilevante. La contaminazione della società che da tempo perseguiamo con le nostre battaglie di libertà trova riscontro negli studenti di Treviso. La loro solidale partecipazione ci dice che la società è in movimento, che cresce la consapevolezza e la comprensione di quale sia la posta in gioco: il diritto alla vita.

La nostra manifestazione ha sorpreso la città, l’informazione, la politica cittadina e quella regionale che all’evento avevano prestato poca attenzione. Chi vede lontano e sa ascoltare capisce: nella città più leghista del veneto è in corso una grande manifestazione di protesta contro il sindaco leghista Gobbo e l’assessore PDL, Remo Sernagiotto, bersagli espliciti dei manifestanti. il segnale è chiaro. Gli operatori dell’informazione escono di corsa dalle redazioni, trasmettono in diretta. 3000 persone, dicono RAI3, il Gazzettino, la Tribuna e il Corriere che dedicano finalmente un po’ di attenzione alle rivendicazioni della FISH e delle persone con disabilità. E 200 giovanissimi studenti - aggiungo - che non dimenticheremo.

La sonnacchiosa Treviso è scossa da un fremito, è un po’ imbarazzata, non se l’aspettava proprio un corteo aperto da un centinaio di persone in carrozzina che rivendicano l’assistenza personale e la Vita Indipendente, e centinaia e centinaia di persone e di famiglie che protestano contro la “tassa sulla disabilità”, cioè la retta mensile per la frequenza dei centri diurni, che il Sindaco di Treviso, Giampaolo Gobbo, e l’assessore ai servizi sociali della regione Veneto, Remo Sernagiotto, vorrebbero imporre alle famiglie.

“Sernagiotto dimettiti”, “no alla riduzione dei servizi”, “vita indipendente”, “no alla tassa sulla disabilità”. A Treviso si è data appuntamento un pezzo di società che chiede di essere ascoltata,

sono persone che ogni giorno devono affrontare le difficoltà della vita. Quella vita che, come spesso ci viene ricordato, dovrebbe essere vissuta anche quando si convive con una condizione di grave disabilità, anche quando la disperazione ti aggredisce, ti prende la gola e ti blocca il respiro. Vivere liberi, con dignità, da soli o in famiglia e allo stesso tempo liberare le nostre famiglie dall’obbligatorietà dell’assistenza. E’ il nostro programma, la nostra parola d’ordine, quella che sta in cima ai nostri pensieri, che è nella profondità delle nostre menti e dei nostri cuori. La dignità è un’azione concreta, è l’idea di un futuro dove non si mendica l’assistenza e dove i servizi destinati alle persone in difficoltà sono un fatto normale, un diritto garantito ed esigibile. Così oggi non è.

Metteteci dunque nella condizione di vivere e di fare tutte quelle cose (o quasi) che fanno i comuni mortali normodotati. Si può. Lo chiediamo ai Sindaci di questa regione, alla Giunta, al Consiglio regionale: fate in modo che le nostre comunità sappiano rapportarsi alla disabilità in modo naturale, senza farla diventare un evento straordinario; fate in modo che gli uomini e le donne che la compongono si sentano liberi ed eguali, anche se diversi l’uno dall’altro; fate in modo che le opportunità siano per tutti i suoi membri, fate in modo che sappiano parlare il linguaggio dei diritti e della solidarietà, fate in modo che sentano come una ferita loro inferta gli insulti e le prevaricazioni nei confronti delle persone più deboli o con disabilità.

E’ per questo che oggi siamo venuti a Treviso ed è per questo che protestiamo – e proponiamo - soluzioni praticabili per conquistarci quel diritto alla vita che ci viene ostinatamente negato.

Vogliamo poter vivere a casa nostra, vogliamo l’assistenza personalizzata, la vita indipendente, Il sostegno personale e familiare, Vogliamo frequentare i centri diurni senza sottostare a disonorevoli gabelle. Vogliamo anche nuovi servizi diurni, vogliamo che le persone obbligate a vivere in comunita’ residenziali possano vivere, non sopravvivere e quindi chiediamo comunità alloggio umane, a dimensione e carattere familiare. Non vogliamo istituti. Non vogliamo vivere come reclusi e se ci ascoltate siamo perfino capaci di farvi risparmiare qualche cosa sui costi.

I Sindaci dicono che le risorse sono finite, che lo Stato ha azzerato i fondi per la disabilità e la non autosufficienza, che non si possono più rendere disponibili quei servizi che ieri erano possibili. E’ vero rispondiamo, lo Stato ha azzerato i fondi sociali, ma ciononostante potete fare di più.

La Regione, per bocca dell’assessore Sernagiotto, dice invece di aver già fatto molto, ma noi sappiamo che non è così, lo constatiamo ogni giorno: i servizi si riducono e i diritti continuano ad essere negati.

Tagliare la spesa sociale è facile. Chi convive con la disabilità, chi non è autosufficiente, chi non è grado di rappresentarsi da solo, chi vive in una comunità residenziale non ha né la voce, né la forza di protestare. E per ridurre i servizi basta non fare nuovi Centri e nuove attività diurne, basta tagliare qualche ora di assistenza domiciliare e centellinare quella integrata, basta ridurre i finanziamenti all’assistenza per la Vita Indipendente, per i servizi di  sollievo, per l’inclusione scolastica, per l’inserimento lavorativo.

Basta tagliare il contributo regionale per il servizio di vitto e trasporto ai centri diurni, come è stato fatto, basta non adeguare le quote di rilievo sanitario, basta dare un giro di vite alla cooperazione sociale.

Guardiamola negli occhi la verità, cari Gobbo e Sernagiotto. Servono servizi e servono risorse finanziarie per la disabilita’ e la non autosufficienza. Volete decidervi ad affrontare questo capitolo oppure pensate di continuare a trastullarvi con il propagandistico giochino della comparteci-pazione alla spesa?

Tra poco sarete nuovamente alle prese con il bilancio di previsione per il 2013, pensate di dare finalmente attuazione alla deliberazione approvata all’unanimità dal Consiglio regionale lo scorso 13 dicembre, e quindi di incrementare in modo significativo gli stanziamenti destinati alla disabilità e alla non autosufficienza, oppure darete nuovamente fiato alle trombe della demagogia per nascondere le vostre reali intenzioni?

Ricapitolo: gran parte delle persone disabili sono obbligate a vivere, da sole o in famiglia, con 267 euro di pensione. Le persone più gravi, quelle che necessitano di un’assistenza continua in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, ricevono un’aggiunta di 493 euro, la cosiddetta indennità di accompagnamento. Chi vive in una comunità residenziale resta praticamente senza un euro. Volete spiegarci, cari Gobbo e Sernagiotto, come può vivere una persona con disabilità grave senza un reddito e senza l’assistenza di cui ha assoluto bisogno? Che vita può mai essere?

Volete fare la vostra parte garantendo ai cittadini del Veneto l’assistenza di cui necessitano ed un reddito minimo per vivere?

Noi non siamo contrari alla “spending review”, auspichiamo anzi un deciso intervento di revisione della spesa. Quella che respingiamo è la vostra proposta di revisione perchè non taglia gli sprechi e le distorsioni della spesa, ma colpisce invece la cooperazione sociale, la qualità dei servizi, le persone e le famiglie.

A Treviso volevamo renderci visibili, lo abbiamo fatto. Questa volta ci avete visto, avete visto la nostra serietà, la nostra consapevolezza, convinzione, decisione. Ora vogliamo andare oltre: vogliamo un piano per la disabilità e un forte stanziamento in bilancio per sostenerlo, crisi o non crisi. Avanziamo pubblicamente la richiesta e aspettiamo un SI come risposta. Non se ne accettano altre. A Palazzo Ferro Fini, a discutere il bilancio per il 2013 ci saremo anche noi, e non saremo soli.

 

Flavio Savoldi

Ufficio di presidenza FISH veneto

7 ottobre 2012

 

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